Ott 19, 2017 - Politica    Commenti disabilitati su Bankitalia, le domande sono lecite. E se la fanno anche dentro

Bankitalia, le domande sono lecite. E se la fanno anche dentro

bancaDopo la mozione del contro il governatore della Banca d’Italia, tutti i riflettori sono sulla politica e in particolare sulle convulsioni interne dei Dem. Matteo , in versione sterminator (dress code elettorale), contro Paolo Gentiloni. Il Pd contro il Pd. Veltroni e Napolitano contro . Mattarella irritato. Gentiloni contro Boschi. Gentiloni che riconferma Boschi. che rilancia contro il governo: sapeva.

Stranamente, in pochi si occupano di quello che sta avvenendo in un altro palazzo. Quello che si trova a via Nazionale. Ma lì è tutto tranquillo?

A quanto ci è dato sapere, no. Il più agitato, per usare un eufemismo, non è tanto Ignazio , il governatore che tutti, da destra a sinistra, sembrano difendere, nemmeno fosse il Pontefice. Chi è su di giri, pare, è Carmelo Barbagallo, attuale capo del dipartimento della vigilanza bancaria e nome in cima alla lista delle persone che dovranno essere ascoltate dalla commissione di inchiesta sulle banche. In questi mesi ha messo al lavoro i suoi per preparare una corposa difesa alle possibile accuse di omissione di vigilanza che gli saranno mosse dalla commissione rispetto quanto accaduto in questi anni nel sistema bancario. Come del resto anche che già si è presentato. Basteranno le carte difensive? Vedremo. Fatto sta che, raccontano fonti interne, il dottor Barbagallo è piuttosto agitato e ha messo tutti al lavoro fino a notte fonda per fornirgli  documenti che lo mettano al riparo dalla commissione.

Non si pensi, infatti, che Banca d’Italia sia un blocco monolitico come viene rappresentato. E’ vero che a difendere i suoi vertici attuali sono tante persone e di peso. Nelle istituzioni e fuori, in Italia e a Francoforte. Ma chi non ha gli occhi foderati di prosciutto – o interessi da difendere – non può non vedere che qualche errori, gli attuali vertici, hanno commesso in questi anni. E a dirlo sono tanti anche in Banca d’Italia. Quante situazioni sono state sottovalutate? Quante scelte europee sono state gestite male? Quante direttive europee sono state recepite tardi e male?  Davvero qualcuno pensa che a via Nazionale in questi anni tutto è filato liscio? L’impressione è a che pensarlo – o a fingere di pensarlo – siano più persone fuori da Bankitalia, che dentro.

In realtà le domande di cui sopra sono in tanti, a Palazzo Koch, a farsele. E senza che alcuno voglia picconare l’istituzione. O lederne l’autonomia. Se solo i muri parlassero, si udirebbero valutazioni ben più pesanti di quelle contenute nella mozione contestata.

Fatto sta che per come si sono messe le cose, la mossa di Renzi-sterminator rischia di provocare un effetto opposto alle intenzioni che l’hanno provocata: blindare Visco. Perché da un problema bancario, è diventato problema istituzionale: conta più il segretario del Pd o il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio? Per cui, al momento è difficile che possa essere sostituito. Per il presidente  Mattarella e per il premier Gentiloni sarebbe una resa, un’ammissione di impotenza.

A via Nazionale,  però, si parla eccome di successione a Visco. I nomi che girano sono quelli di Luigi Federico Signorini, membro del Direttorio e vice direttore generale della Banca d’Italia e di Ignazio Angeloni, ex dirigente di Banca d’Italia, ora membro del Consiglio di vigilanza bancaria dell’MVU (come rappresentante della BCE). Altro nome molto quotato, se dovesse decollare quella fase nuova evocata da Matteo-sterminatorl è quello di Magda Bianco, che in banca d’Italia si è occupata del Servizio Tutela dei clienti e antiriciclaggio e da due anni è consulente di Mattarella.Per lei si parla di una possibile collocazione alla vigilanza, al posto di Barbagallo.

Poi ci sono i nomi che fanno giornali: Fabio Panetta o Salvatore Rossi, altri due interni.

C’è anche chi prefigura soluzioni esterne, più di effetto. Ma da dentro via Nazionale le danno più difficili. Solo che la soluzione interna si scontra con un problema: bisogna trovare qualcuno a prova di commissione di inchiesta, che non venga azzoppato man mano che il lavoro di indagine sulle crisi bancarie andrà avanti. Ed è un criterio, si dice a via Nazionale, che ne fa fuori parecchi.

 

 

 

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