Apr 16, 2013 - Politica    Commenti disabilitati su Boston e Roma

Boston e Roma

Fa impressione, oggi, la distanza tra e . Là si muore. Qui si aspetta. Due esplosioni, a Boston, sventrano la normalità della vita: una giornata di sport, di festa.  Martoriata la carne, l’esistenza di decine di persone. Di bambini. Il ,  il grande nemico delle democrazie occidentali, torna a farsi sentire, uccidendo e spaventando.

Intanto a Roma, in Italia, da più di 40 giorni aspettiamo un . Si fanno quirinarie sul web che si sa non porteranno a nulla, si tessono trattative già in partenza fallimentari, si organizzano incontri che si sa inutili, manifestazioni per fomentare i proprio tifosi, mentre i talk show ripetono sempre le solite cose in un gioco dell’oca in cui si torna sempre, tutti, al punto di partenza: zero.

Là si muore. E anche qui, in realtà. Anche se non si vede. Non per terrorismo, ma per la disperazione di un lavoro perso, di una famiglia che non si sa come mantenere,  di un’azienda che si è costretti a chiudere. Si muore perché se non c’è speranza nel futuro, anche il presente non ha senso.

A Boston si capisce, tragicamente, che il presente è tutto. Per questo è intollerabile perdere tempo. Ciascuno per parte sua, con quello che si ha da fare. E si capisce che il mondo, Boston, ma anche Roma, ha bisogno di uomini coraggiosi. Di politici coraggiosi. Che non perdano tempo. Che abbiano il senso del presente. E sentano l’urgenza drammatica della vita. Che non aspetta.  Come Boston insegna.

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