Lug 8, 2017 - Costume, Politica    Commenti disabilitati su Charlie non è dei giudici. Ma nemmeno dei suoi genitori

Charlie non è dei giudici. Ma nemmeno dei suoi genitori

charlie-gard-parentsMi pare ci sia un grande equivoco nel modo in cui in molti commentano la  storia del piccolo .  Un equivoco che, se non chiarito, non solo va contro la ragione, ma rischia di rispondere a un errore con un altro errore.

Si dice: è sbagliato che un Tribunale si sia sostituito ai genitori, imponendo ai medici di staccare la spina a Charlie. Bisogna rispettare la volontà dei genitori di Charlie Gard, il loro desiderio di accompagnare il figlio fino all’ultimo giorno della sua .

Siamo sicuri che il criterio ultimo della vita di quel bambino sia la volontà dei genitori? E se i genitori avessero chiesto di interrompere le cure del figlio? Se avessero chiesto di ucciderlo, perché, a loro avviso, non aveva più possibilità di guarire? Sarebbe stato giusto, in quel caso, rispettarne la volontà e staccare la spina a Charlie?

In fondo il padre di Eluana Englaro non aveva chiesto questo?

Io penso fosse sbagliato assecondare la volontà del padre di Eluana, così come sostenere che la volontà dei genitori di Charlie sia il tribunale ultimo.

Allora diciamolo in modo più netto. Il punto non è la volontà dei genitori, che certo va ascoltata. Il punto è contenuto nell’antico giuramento di Ippocrate, quello che ogni medico fa. Per chi lo vuole leggere, è qui.

Ogni medico, quando inizia la professione, giura di  “perseguire la difesa della vita”,  di “curare ogni paziente”. Giura, cioè, di rispettare qualcosa – la vita – che è un bene indisponibile. A lui, come a chiunque altro, compresi i familiari di una persona malata.

Il problema è che la vita di Charlie, cioè la persona di Charlie, non è nella disponibilità di nessuno. Non ne possono disporre i giudici, non i medici e nemmeno i genitori.

Ma se bisogna decidere qualcosa che riguarda la vita di Charlie, chi potrà farlo? E soprattutto, con quale criterio, se nessuno può “disporre” liberamente di quel corpo e di quell’anima? Dovranno farlo medici e genitori, naturalmente. Ma avendo come faro un principio: fare di tutto per proteggere e sostenere, fino all’ultimo istante, quella cosa “indisponibile” e irriducibile che è  Charlie. Farlo non è cristiano. E’ semplicemente umano. Lo avrebbero fatto gli antichi  greci, i romani. E’ un principio di civiltà innato nell’uomo. Solo noi, figli di una modernità che ha smarrito la ragione e perciò l’umanità, facciamo fatica a capirlo.

Detto questo, mi pare evidente che la storia del piccolo Charlie si inquadra in un contesto culturale che accomuna ormai tutti i Paesi e che sta condizionando tutti i Parlamenti (compreso il nostro). Qualcosa che ha anche ragioni economiche: i malati terminali costano molto. E non producono. In società con sempre più vecchi (che sono un costo) e sempre meno bambini (potenziali lavoratori e contribuenti), questo è un problema. Per questo è “utile” diffondere una cultura che porta a eliminare chi non è più utile. Naturalmente facendoci sentire persino buoni se lo facciamo.

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