Ott 11, 2017 - Politica    Commenti disabilitati su Lo famo strano, quel matrimonio tra sinistra e grillini

Lo famo strano, quel matrimonio tra sinistra e grillini

imageQuello che lo streaming fallì, il Rosatellum bis sta, invece, realizzando. Quasi al di là delle intenzioni dei singoli. Perché tra le tante conseguenze della prova di forza decisa dal Pd, accettata obtorto collo dal premier Paolo Gentiloni e benedetta dal Quirinale, le tre fiducie sulla legge , c’è anche questo: l’inedito asse tra Mdp e , tra scissionisti e grillini. E’ nata l’opposizione sinistra-cinquestelle. Oggi sono stati gli unici a scendere in piazza: prima i Pentastellati, alle 13, davanti a Montecitorio, poi gli scissionisti del Pd, ore 17.30, al Pantheon, insieme a Sinistra Italiana e a Possibile di Pippo Civati. Non è un caso lo sfasamento di orario e la scelte delle due piazze. Si sono parlati proprio per evitare contrapposizioni, per non pestarsi i piedi. Contatti solo organizzativi, minimizzano tra i bersaniani. Voi lì, noi qui. Ma è un segno di un dialogo che, seppure all’inizio, potrebbe continuare. La sintonia si è vista anche in Aula. E si rivedrà domani. Uniti nel gridare alla vergogna contro il governo, uniti nel considerare la scelta dell’esecutivo un <atto eversivo> (Di Battista), un pericolo per la democrazia (). Uniti contro Mattarella e Gentiloni. Una piazza più giovane, quella grillina, un’altra più carica di storie. “Onestà onestà”, gridavano i primi. “Bella ciao”, gli altri.

<Ognuno cammina per conto suo>, si dice dentro Mdp. E Di Battista, a Radio Capital, ha ripetuto che il M5S va da solo. Non sia mai. Ma la realtà è più forte delle parole. E nelle giornate del Rosatellum non si può non notare il sorgere di un’unione di fatto. Almeno di intenti. Non è il governo del cambiamento, sogno di Pier Luigi Bersani nei confusi giorni dell’inizio di questa legislatura, ma qualcosa si muove.
Da allora, dallo streaming che affossò il tentativo di Bersani, sono passati 4 anni, i marziani del Vaffa sono cresciuti, le istituzioni, più che aprirle, hanno imparato a maneggiarle. E potrebberlo perfino a guidarle.
Protagonisti di questo lento riavvicinamento sono due personaggi che più lontani non si potrebbe immaginare, Bersani e Alessandro Di Battista. Trent’anni di differenza, storie diverse, caratteri opposti. Eppure, soprattutto all’ex segretario del Pd, è sempre stato simpatico . Persino quando il capopopolo grillino lo trattava malissimo. Spesso capita di vederli alla buvette, mentre, incrociandosi, si stringono la mano, si sorridono. Perché, a dispetto dell’immagine barricadera, è proprio Di Battista il cinquestelle che più ha contatti con gli scissionisti. Con Bersani, ma anche con Speranza, quasi suo coetaneo. <Spesso si parlano, è vero>, confermano in Mdp. Mentre con Luigi Di Maio c’è più freddezza.
Interessante sarà capire quanto durerà questo asse. Se è legato solo al Rosatellum o se si ripeterà su altre partite. Sicuramente sulla legge di stabilità le posizioni torneranno a convergere. E il blocco Mdp-M5S potrebbe pesare soprattutto al Senato, dove gli equilibri sono fragilissimi e i blitz possibili. Ma la partita vera sarà la prossima legislatura, dove alleanze oggi negate potrebbero nascere. <Bersani ha sempre avuto una grande simpatia per i ragazzi del M5S>, si dice in Mdp. Simpatia finora non ricambiata, politicamente parlando. Ma in politica non c’è niente di immutabile. Come prova il fatto che M5S, oggi, non è quello del 2013.

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