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Lug 30, 2012 - Politica    1 Comment

Il gran daffare dei big

Berlusconi pensa a come impedire le elezioni anticipate in autunno. Bersani pensa a come impedire le elezioni in autunno, ma anche a come tenersi il Porcellum dando la colpa a Berlusconi (e Alfano), a Maroni, alla pioggia, al governo, al climate change. Casini, elogiando un giorno sì e l'altro pure Monti, pensa a come impedire che Monti vada al  Quirinale. Perché al Qurinale vuole andarci lui.

Maroni pensa a come far dimenticare Bossi (e famiglia) ai leghisti. Di Pietro pensa a come sopravvivere tra Grillo e Bersani-Vendola. Fini pensa a come sopravvivere in generale. Passera pensa a cosa fare dopo. Grillo pensa a come continuare la sceneggiata anti-casta, disponendosi a diventare casta e a come mettere a tacere tutti quelli che, nel M5S, non la pensano come lui e Casaleggio. Tutti i quasi mille parlamentari pensano a come farsi rieleggere. Se funziona di più diventare montiani, anti-montiani, keynesiani di sinistra, keynesiani di destra, neo-berlusconiani, ultrà bersaniani, attaccare la Casta, non attaccarla, stare zitti, bruciarsi davanti a Montecitorio, fare novene sperando che resti il Porcellum...

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Apr 10, 2012 - Politica    Commenti disabilitati su Nessuna società di revisione ci salverà dai Trota

Nessuna società di revisione ci salverà dai Trota

Mentre guardo il video cult della saga “Lega ladrona” - l’autista che sventola i 50 euro davanti al naso del Trota - mi viene una domanda.  Ma se ci fossero state le regole ferree e severissime sulla trasparenza dei bilanci che ora tutti i partiti vogliono approvare, facendo a gara di chi le propone più stringenti, ci sarebbe stato un caso Trota?  Se fossero già legge le belle proposte che Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Angelino Alfano, Antonio Di Pietro, ma anche Nichi Vendola e giù per tutti i leader politici fanno sui giornali e si apprestano a votare in Parlamento, la nostra ansia di giustizia sarebbe finalmente soddisfatta?  Nessuno potrebbe più fare il furbo, i soldi dei partiti sarebbero finalmente destinati per fare politica, non ci sarebbero più finti rimborsi? La risposta è no.

Proprio il video dell’autista e Renzo Bossi svelano l’ipocrisia del dibattito in corso. Perché se anche i bilanci dei partiti fossero certificati da una società di  revisione esterna, come meritoriamente propone e fa il Pd, se anche dovessero passare il vaglio della Corte dei Conti, come chiedono tutti, se anche ci fosse l’obbligo alla “massima trasparenza e pubblicità” o persino si obbligasse per legge a compilare i bilanci in modo analitico, con le voci segnate una per una, se i revisori dei conti fossero ex presidenti della Corte dei Conti o di Cassazione,come è arrivato a proporre il Terzo Polo, be’ vi dò una notizia: Trota avrebbe potuto tranquillamente  fare quello che ha fatto...

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Gen 26, 2012 - Politica    Commenti disabilitati su La tentazione del PdL: passare all’opposizione

La tentazione del PdL: passare all’opposizione

“Qui si sparisce”, mi fa un deputato del Pdl. E mi mostra un sms di un elettore: “Non votare, non condannarci ai lavori forzati”. Altro che malumore. Il principale partito del centrodestra è in crisi nera. Chi siamo, dove andiamo? Nessuno lo sa. Alla Camera, oggi, sulla fiducia al milleproroghe, si è rivisto: 24 assenti, 6 in missione, 5 astenuti. Renato Brunetta vagola per il Transatlantico, Giulio Tremonti non si vede da mesi, gli ex An fanno comunella da una parte, gli ex Fi dall’altra. E tutti scuotono la testa: così non si può andare avanti. Un altro deputato: “Perdiamo due punti a settimana. Fra un anno dove andiamo? E alle prossime amministrative sarà un bagno di sangue. Se al Nord non ci alleiamo con la Lega, perdiamo dappertutto. E tra liste civiche o del sindaco, il Pdl avrà una media del 15%. E’ il punto di non ritorno”. A questo punto, dicono in molti, meglio andare a votare. Ma Giorgio Napolitano non lo permetterà. E nemmeno gli italiani, pronti a punire chi fa cadere il governo che sta salvando l’Italia dal default...

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Dic 22, 2011 - Politica    Commenti disabilitati su La guerra per la stanza dell’anti-Monti

La guerra per la stanza dell’anti-Monti

Questa è la storia di una stanza. Piccola, a dirla tutta. E nemmeno particolarmente lussuosa. L’arredamento prevede una scrivania, un divano, un computer. Fine. E però è ambita. Parliamo della stanza riservata al leader dell’opposizione. Si trova a Montecitorio, per la precisione nella galleria dei presidenti, proprio dietro l’Aula. Se non la conosci, non la trovi. Fuori dalla porta, infatti, non ci sono targhette. Da un lato e dall’altro barbuti ritratti di presidenti della Camera di fine Ottocento. La chiave per entrare ce l’hanno i commessi. La stanza non è, in sé, un privilegio. Come si diceva, non è nulla di regale. Ma è comoda, essendo proprio dietro l’Aula. E poterne disporre è un po’ uno status symbol. Certifica che sei l’altro leader, il più importante dopo il premier.

L’innovazione risale al 2006. Prima di allora la Camera dei deputati non prevedeva uno spazio dedicato a questa figura. La Prima Repubblica, fondata sul proporzionale, ignorava il ruolo di leader dell’opposizione...

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