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Mag 6, 2016 - Politica    Commenti disabilitati su Più forte del niente

Più forte del niente

fioreC'è qualcosa di, inspiegabilmente, più forte. Più forte della valanga di cinismo, di banalità, di notizie brutte, di dolore, di squallore da cui siamo, ogni momento, sommersi. C'è qualcosa di più duro, a resistere, dei film d'autore che, ormai tutti, gareggiano a raccontare, anche molto bene, l'orrore. Alcuni sono molto ben fatti, per carità. Ispirati. Esci nauseato, schifato. Ma, effettivamente, devi ammettere che l'ha raccontato bene, lo schifo. Sì, ok. Però io mi sento male, peggio di prima. Eh, vabbè. Ma i film - ti obiettano - mica devono farti sentire bene. Oppure i libri di cui tutti parlano. Quelli che "lo devi leggere assolutamente: ca-po-la-vo-ro assoluto". Anche quelli "geniali" nel disegnare sempre il solito soggetto, frequentato da tutta l'arte contemporanea: il vuoto, il nulla, la delusione totale. Il gorgo di niente in cui si attorcigliano le vite. Ancora: la periodica lamentela sulla corruzione in Italia, con l'inevitabile discussione sulla questione morale. Il mood di questi giorni. Ogni tanto, bombardata da questa colonna sonora, sono sconsolata...

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Apr 12, 2015 - Politica    Commenti disabilitati su La rivoluzione in un metro d’altezza

La rivoluzione in un metro d’altezza

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Forse la vera rivoluzione non la fa la politica, quella a cui Walter Veltroni ha dedicato la vita. Forse per capire il mondo, e magari cambiarlo, bisogna farselo raccontare da loro. Dai bambini. Depositari di un “sapere” che poi si perde per strada. Perché è lo sguardo di chi si sorprende. Quando finisce la proiezione al Cinema Quattro Fontane, dove ha invitato una decina di giornalisti a vederlo in anteprima, Veltroni sembra emozionato. <Allora vi è piaciuto?> chiede appena tornano le luci in sala. E’ il suo secondo film, “I bambini sanno”, una produzione di Sky Cinema realizzata da Wildside, dal 23 aprile al cinema e in prima tv su Sky a settembre. Seconda prova, ma come fosse un nuovo inizio, perché dopo il ritratto politico-sentimentale di Enrico Berlinguer, protagonista del suo debutto, Veltroni riparte dai bambini. Colti in un’età, dai 9 ai 13 anni, miracolosa. Quando sei abbastanza grande per capire tutto – molto più di quanto gli adulti immaginano - ma non troppo per aver perso la purezza e la profondità del bambino...

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Feb 10, 2012 - Costume    Commenti disabilitati su Vincere è cambiare le cose

Vincere è cambiare le cose

 Quanti film abbiamo visto, specie americani, ambientati nel mondo dello sport? La gara come metafora della vita, affermazione di sé, rischio nel quale costruisci il tuo destino contro le condizioni, la natura, la società. Se vuoi, puoi. Se ti metti in gioco, se sudi e sputi sangue, puoi ottenere tutto. O quasi. Questo è il grande sogno americano raccontato nell’ultimo mezzo secolo.

 “L’arte di vincere”, sorprendente film di Bennett Miller, sua seconda opera dopo “Truman Capote – A sangue freddo”, ribalta questo modello. A chi mi ha chiesto come mi è sembrato, ho risposto che è il film dei riformisti. Che spiega cosa vuol dire riformismo.

E’ tratto da una storia vera. Quella di una squadra, gli Oakland Athletics, scalcagnata, a bassissimo budget, costretta a destreggiarsi come una Cenerentola tra principesse. Billy Beane (Brad Pitt), il general manager, è un atleta cui era stata pronosticata una carriera promettente, ma che, per limiti fisici e scarsa fiducia in sé, si è rivelato un giocatore mediocre...

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Feb 7, 2012 - Costume    Commenti disabilitati su Hugo e i meccanismi

Hugo e i meccanismi

Che cos’è una storia? E perché per l’uomo è così essenziale raccontare? “Hugo Cabret”, ultimo capolavoro di Martin Scorsese, è attraversato, secondo me, da queste due domande. E l’uso del 3D è tutto funzionale a svolgere questi grandiosi interrogativi. Evviva. Dopo centinaia di esperimenti inutili, Scorsese insegna, con questa pellicola, a cosa serva il 3D. Gli dà, per usare una chiave del film, uno scopo. Che è quello, cioè, di entrare fisicamente, con le tre dimensioni di cui siamo fatti, dentro una storia. Ma per farlo, bisogna che una storia ci sia. E che sia storia vera. Rotonda, piena.

“Hugo Cabret” è questo. Storia pura, racconto. E quindi omaggio alle arti che a questo sono votate: il cinema innanzitutto, ma anche la letteratura. Come a ricordare, in tempi afasici, dove tutti si è ripiegati su sensazioni sempre più indicibili, dove contano le opinioni e non i fatti, e anche il cinema si contorce attorno a emozioni solitarie, ignorando le storie, che la salvezza, invece, comincia da lì...

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