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Lug 8, 2017 - Costume, Politica    Commenti disabilitati su Charlie non è dei giudici. Ma nemmeno dei suoi genitori

Charlie non è dei giudici. Ma nemmeno dei suoi genitori

charlie-gard-parentsMi pare ci sia un grande equivoco nel modo in cui in molti commentano la  storia del piccolo Charlie Gard.  Un equivoco che, se non chiarito, non solo va contro la ragione, ma rischia di rispondere a un errore con un altro errore. Si dice: è sbagliato che un Tribunale si sia sostituito ai genitori, imponendo ai medici di staccare la spina a Charlie. Bisogna rispettare la volontà dei genitori di Charlie Gard, il loro desiderio di accompagnare il figlio fino all'ultimo giorno della sua vita. Siamo sicuri che il criterio ultimo della vita di quel bambino sia la volontà dei genitori? E se i genitori avessero chiesto di interrompere le cure del figlio? Se avessero chiesto di ucciderlo, perché, a loro avviso, non aveva più possibilità di guarire? Sarebbe stato giusto, in quel caso, rispettarne la volontà e staccare la spina a Charlie? In fondo il padre di Eluana Englaro non aveva chiesto questo? Io penso fosse sbagliato assecondare la volontà del padre di Eluana, così come sostenere che la volontà dei genitori di Charlie sia il tribunale ultimo...

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Mar 1, 2017 - Costume, Politica    Commenti disabilitati su Libertà, Stato, dolore. Pensando a Fabo.

Libertà, Stato, dolore. Pensando a Fabo.

volareOgni parola di fronte a questa vicenda è fuori misura. Perciò non voglio parlare di Fabo. Vorrei parlare a Fabo. Guardarlo. Ma questo, ormai, non è possibile. Provo, però, a toccare alcuni punti del dibattito che ne è nato. Questa vicenda non c'entra nulla con il testamento biologico, all'esame del Parlamento. Le dichiarazioni sul fine vita riguardano la possibilità di mettere per iscritto le proprie volontà rispetto ai trattamenti medici a cui essere o meno sottoposti, nel caso in cui non si sia più in grado di esprimere la propria volontà. Altro è il caso di una persona in grado di intendere e di volere che chiede allo Stato di porre fine alla sua vita per sofferenze che ritiene insopportabili. Persona colpita non da una malattia che lo sta portando a morire, ma segnata da una disabilità. Gravissima, ma disabilità...

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Apr 14, 2012 - Uncategorized    Commenti disabilitati su Non fermiamo la vertigine

Non fermiamo la vertigine

La morte, soprattutto quella improvvisa, quella che colpisce chi, secondo i nostri poveri schemi, dovrebbe esserne immune, è come una vertigine. Ma anche di fronte a questo evento misterioso, che per un istante ci obbliga a domandarci cos'è il tempo e qual è il senso di noi e di chi amiamo, ricadiamo nella solita tentazione. Di sistemare le cose, di trovare la formula per non pensarci più. E' successo di nuovo oggi, con la morte di questo ragazzone alto alto di soli 25 anni, Piermario Morosini. E' caduto faccia a terra. Sul prato del nostro illusurio delirio di eternità. Sul giocattolo  nazionale che ci diverte e ci distrae dalla noi campionati. Per oggi e per domani. Bene. Fermiamoci pure. Ma non sia un alibi per evitare le domande. Quelle sulle morti, troppe, del calcio. E quelle, soprattutto, sul senso  della nostra vita...

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Gen 6, 2012 - Costume, Politica    Commenti disabilitati su Il sangue, una domanda e questo inizio

Il sangue, una domanda e questo inizio

Questa coda di Natale finisce così. Con una creatura di sei mesi uccisa. Per diecimila euro. Analisi sulla sicurezza, il calibro della pistola, se fossero tossicodipendenti o no, criminali abituali o occasionali, gli agenti che non ci sono, i soldi che mancano, la crisi, il degrado. Questa coda di Natale finisce con quel sangue innocente, senza ragione che tenga, sul marciapiede. E non c’è analisi, spiegazione, politica che regga.  Perché è un’ingiustizia non risarcibile, non comprensibile. Come tante cose nella vita. Poi, certo, si cerca di capire, si deve. Si prova a indagare gli errori. A fare chiarezza. Per far sì che non succeda più. O meno. Ci sono colpe, reponsabilità. Sottovalutazioni, mancanze. Resta però quella domanda. Perché lei stava lì, in braccio a suo papà, in quel momento lì? Perché il proiettile ha preso proprio la direzione della sua testa, probabilmente senza che il dito che ha premuto il grilletto mirasse a quella testa, forse per sbaglio, per un infenitesimale movimento del polso, dell'avambraccio? Perché era in braccio a suo papà e non in una carrozzina oppure sul petto di sua mamma o a casa, da una nonna, da una baby sitter, da qualcuno purché non lì, non in quel momento, non nella direzione di una mira occasionale, sbagliata, drogata, sbadata, criminale? Perché lei era lì, in quell'istante? Questo Natale finisce con questa domanda...

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