Dic 20, 2016 - Politica    Commenti disabilitati su Cara ministro Fedeli, lasci stare l’educazione e si occupi dei neon

Cara ministro Fedeli, lasci stare l’educazione e si occupi dei neon

valeriafedeliCara ministro ,

e perdoni se la chiamo “ministro”, ma la penso come Giorgio Napolitano, non ce la faccio a forzare la nostra lingua per ragioni legittime, ma che in ogni caso non dovrebbero prendersela con le regole grammaticali già così poco rispettate.

Le scrivo in risposta alla lettera che lei ha scritto ad Avvenire, a proposito della sua nomina a Ministro dell’ e per giustificare le sue opinioni riguardo all’importanza di educare i ragazzi, la cito, all'<uguaglianza tra uomini e donne> e contro <gli stereotipi di genere> in cui, scrive, <si annida il primo germe della violenza maschile contro le donne>.

Quest’anno, da mamma, ho fatto esperienza della statale attuale (comunale per precisione). Ne avevo avuto da figlia, ma era un mondo diverso.

Cara ministro, le scuole dello Stato in Italia cadono a pezzi. Le parlo di quella che frequenta mio figlio, nel pieno centro di Roma, non in una desolata periferia. Il terzo giorno che lo portavo, mentre mi trovavo con lui all’ingresso della scuola, ci sono piovuti in testa dei calcinacci. Per un caso fortunato sono caduti a venti centimetri dalla testa di mio figlio. L’ho fatto presente a una bidella – assistente scolastica, operatrice, non so bene come si chiamano ora – la quale prima ha provato a dare spiegazioni diverse, sostenendo che forse potevano essere stati i ragazzini della scuola elementare che dal piano di sopra avevano buttato giù dei sassi, poi, di fronte all’oggettività dei calcinacci che le ho mostrato, ancora lì, la conversazione si è conclusa con un “Farò presente la cosa”.

Naturalmente la “cosa” è finita lì. L’intonaco è ancora in quello stato. Prima o poi cadrà in testa a qualcuno. Io evito di fermarmi sulla soglia dell’ingresso e faccio corse dentro e fuori.

Poi c’è il cortile. Bellissimo. Le confesso che è una delle ragioni per cui ho scelto quella scuola materna. Peccato che per un terzo è inagibile. Transennato, perché incombe un cornicione sopra il quale sono cresciute erbacce che rischiano di farlo cadere giù. Basterebbe togliere l’erbacce, ma – mi hanno spiegato le maestre – non ci sono i soldi per farlo.  Per cui le erbacce continuano a crescere, gravando sul cornicione che, presto o tardi, cadrà giù. Per questo meglio che sotto non ci sia nessuno.

Ho segnalato la cosa al Municipio tre mesi fa. Non è successo nulla.

A corollario, aggiungo che ai genitori è stato chiesto di pagare, oltre alla mensa scolastica, l’ora settimanale di ginnastica e l’ora di musica. Poi, naturalmente, ci sono spese una tantum: materiale scolastico per la normale attività. Da neofita della buona scuola moderna, non ci potevo credere. Ero rimasta ai miei tempi: quando la scuola statale o comunale era gratuita. Non ricordo che  mia mamma abbia mai pagato la ginnastica  o la musica. E nemmeno i cartoncini o i fogli per fare i lavoretti. Ma vabbè.

Questo per dirle, cara ministro, che c’è da fare tanto nella scuola per farla diventare non dicono Buona, ma almeno decente. Come ha ben detto Matteo , il problema delle nostre scuole sono i neon che non vanno (o gli intonaci che vengono giù o i cortili inagibili o la famosa carta igienica che non c’è: nella scuola di mio figlio è razionata), prima e più che educare i bambini all'<uguaglianza tra donne e uomini>. Perché a questo, glielo garantisco, sono già educati. Lo eravamo persino noi, cara ministro, quando non c’erano convenzioni, articoli, accordi, leggi che lo imponessero. Perché ci spiegavano, i nostri genitori e poi le nostre maestre, che gli essere umani sono unici e irripetibili e ognuno è prezioso, pericoloso retaggio – lo so – della cultura cristiana. E con questo la faccenda era chiusa.

 Ultima annotazione. Lei parla di <intervento educativo> come <strumento efficace> per restituire alla nostra <rappresentazione del mondo complessità e profondità, uguaglianza e differenza>. L’educazione è la sfida più affascinante e decisiva che ci sia. Ma, cara ministro, non può essere definita da protocolli ministeriali. E nemmeno da direttive internazionali.

L’educazione è il rapporto tra un adulto e un bambino o ragazzo. E’ una faccenda di libertà e responsabilità. E’ il misterioso rapporto che si crea tra un maestro, tra la sua esperienza, quello che ha imparato ad amare, e la curiosità di chi sta crescendo e si affaccia al mondo. Si educa trasmettendo ciò che si ama. I maestri che incidono, gli unici che educano, sono questi. Non esiste altro metodo. E bisogna andarci piano, pianissimo, a dettare a un maestro cosa deve dire o fare. Certo, devono esserci criteri formativi, standard di apprendimento. Ma l’educazione  (che non è “istruzione”), quella lasciamola alla responsabilità dei genitori e,  subito dopo, dei maestri che i genitori scelgono.

Certo, l’educazione spetta anche alla scuola. Ma non può essere fissata da una maggioranza politica. E lei, mi permetta, è espressione di una maggioranza politica. Lasci stare l’educazione, glielo dico senza acrimonia. C’è tanto da fare nella scuola pubblica statale. Ci sono milioni di urgenze che hanno bisogno di essere affrontate, queste sì da una maggioranza politica chiamata a governare. Dagli edifici all’imbarazzante mancanza di strumenti per l’ordinario percorso scolastico (dalla carta alla ginnastica). Ministro, si faccia un giro nelle scuole. Guardi i neon che non vanno e ci aiuti ad aggiustarli. Avrà fatto un’opera immensa. E necessaria.  Al resto, stia serena (in senso buono), ci pensiamo noi.

 

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