Ago 15, 2018 - Politica    Commenti disabilitati su Cedimenti strutturali

Cedimenti strutturali

Mentre guardavo, in queste ore, le immagini terribili del ponte Morandi, il calcestruzzo spezzato come un grissino, gli ingegneri che parlano di cedimenti strutturali e si arrabattano a spiegare, pensavo a cosa siamo noi, io.

Perché anche noi siamo esattamente come il ponte di Genova. Pensiamo di essere eterni. Viviamo come lo fossimo. Solo che non lo siamo. Ogni giorno cede qualcosa di noi, del nostro corpo, ogni giorno siamo un giorno in meno. Siamo un cedimento strutturale sicuro, non imputabile peraltro a errori di fabbricazione. Perché il nostro cedimento è iscritto nel nostro Dna. Ma, come nel caso del ponte Morandi, non ci vogliamo nemmeno pensare.

Eppure è evidente. Come nel caso del ponte di Genova . I materiali, spiegano ora gli ingegneri, non sono eterni. Il calcestruzzo del 1960 si sgretola. Le giunture di acciaio, che sembrano indistruttibili, prima o poi cedono. E così è normale che un ponte, prima o poi, vien giù.

Noi ci arrabbiamo, giustamente. Ce la prendiamo con chi doveva fare la manutenzione e forse non l’ha fatta. Con chi doveva accorgersi dei segnali. Degli scricchiolii. Con chi doveva demolire quel ponte e magari farne un altro, se occorreva.

Ma il punto che ci sgomenta, che non vogliamo accettare, è la nozione stessa di cedimento: il fatto che un viadotto di cemento armato, un ponte, prima o poi possa venire giù. Per questo si rimanda, si discute, si pensa di poter risolvere con qualche piccola sistemazione. Così come abbiamo totalmente rimosso l’idea che noi stessi, ogni giorno, cediamo un po’. Che la vita può crollare, come quel ponte. Che i giorni della nostra vita sono un mistero, ma sono contati. E allora vai di creme, cibo bio, palestra. Ma non basta. Lo sappiamo. Sono toppe. Puoi passare su quel ponte in un istante in cui crolla e sei morto, puoi passare un secondo prima o dopo e sei vivo. Allora pensi: la fortuna. Il caso. Ma poi ci sarà un altro ponte, un altro crollo. E non ti salverai.

Nella nostra moderna e fragilissima mentalità è inconcepibile che le cose vengano meno. È inconcebile morire.

Un po’ è una censura culturale. Un po’ è che noi ci ribelliamo a finire. Vorremmo essere di un calcestruzzo eterno. Durare per sempre. O essere salvati. Nel crollo. Presi anima e corpo. (Come Lei).

 

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