Set 9, 2016 - Politica    Commenti disabilitati su Il dilemma ontologico del M5S

Il dilemma ontologico del M5S

di-maio-grilloIl problema di fondo del pasticcio a Cinque Stelle esploso a Roma non è la doppia morale, come ha detto Matteo Renzi (per cui l’avversario indagato è da cacciare, l’amico no). E nemmeno il tipo di garantismo che il buon grillino deve adottare, cioè a che grado di giudizio una persona possa essere “pulita”. Non è neanche il reato di cui, eventualmente, si è resa colpevole l’assessore Muraro. Potrebbe essere una bazzecola, punibile con una multa. Di più: potremmo perfino scoprire che la dottoressa Muraro è innocente. Immacolata non solo secondo la Costituzione  (che per gli Onesti è intoccabile, però non basta), ma perfino secondo i Requisiti Del Movimento.

Sono tutte questioni, è vero, irrisolte. Ambigue. E l’incertezza spicca in una forza che si presenta come una Religione Laica dai Dogmi netti e infallibili.

Ma il problema di fondo, a me pare, è un altro.

E’ che la politica è l’arte di governare la realtà. E la realtà non è mai bianca o nera. E’ sempre grigia, complicata, sfumata. Perciò si dice, con un’espressione ingiustamente diventata negativa, che la politica è l’arte del compromesso. Parola che, invece, andrebbe riabilitata. Perché il compromesso è nobile. E’ il modo con cui, normalmente, ciascuno di noi cerca di affrontare la realtà. Cerchi di capirla e di trovare soluzioni, quando emergono dei problemi. Chi ha un figlio o un marito lo sa bene: prova a essere tutto d’un pezzo. Finisci pazza o li fai diventare pazzi. La politica fa, in grande, quello che nel privato ciascuno dotato di buon senso fa.

Solo che il M5S, all’origine, nega il realismo tipico di una forza politica. Nega il compromesso. Rifiuta di essere chiamato partito. Rifiuta la politica.

Il problema, allora, è: può una forza che rifiuta la politica, cioè l’arte del compromesso, governare la realtà?  Perché fa parte del  governare la necessità di tenere alcune notizie riservate, di avere delle gerarchie, di prendere scelte in modo discrezionale. La reticenza di Virginia Raggi nel dire che Muraro era indagata, Di Maio che non comunica agli altri quello che sa, sono tutte cose che, in un partito che fa politica, sarebbero normali. Persino giuste. Per questo  chi accusa gli altri partiti di scandalizzarsi per il nulla, sbaglia o è in malafede. Perché qui, a scandalizzare, non è il plot. Ma il protagonista. Che dice di essere una cosa. Ma poi, quella cosa,  alla prova della realtà, non regge.

Per questo il dilemma è ontologico, più che politico. Il M5S deve decidere se accetta di fare politica, che vuol dire compromessi e giusti silenzi, e quindi corregge l’idea iniziale o se insiste nell’utopia di una comunità di onesti che non si mischia con la realtà, pur volendo cambiarla. Se, per coerenza, sceglierà la seconda, imploderà. O farà disastri. Perché nella storia l’utopia ha sempre prodotto questo: fallimenti o violenze. Speriamo, nel caso in cui prevalga l’utopia, che ci si limiti ai fallimenti.

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