Dic 16, 2016 - Politica    Commenti disabilitati su L’illusione delle istituzioni salvifiche

L’illusione delle istituzioni salvifiche

roma-brucia-300x187In questi giorni, seguendo la politica, sembra di assistere  a una specie di fine dell’Impero. Una lente, progressiva Apocalisse.

Matteo Renzi, che due settimane fa pareva l’uomo più potente e pop del Paese (vi ricordate la copertina di Rolling Stone?), si è dimesso. Dopo vent’anni di sperticate lodi del  maggioritario, tutti smaniano di tornare al proporzionale. La vocazione maggioritaria, dogma fondativo del Pd, viene cancellata in quattro e quattr’otto. Come niente fosse.

Fiumi di inchiostro sulla Seconda e Terza Repubblica, e ora si torna alla Prima: governi e premier fatti dopo, coalizioni, alleanze dai lunghi tavoli.

Al Senato i funzionari brindano felici al bicameralismo che resta.

Il sindaco di Milano, quello del modello Milano, si auto-sospende perché pare sia indagato. Pare. Non gli è arrivato alcun avviso di garanzia. L’ha letto sui giornali. Dice che non ha <la benché minima idea> di cosa lo accusino. Però si <auto-sospende>, azione che non corrisponde a nulla, perché o ti dimetti o sei in carica, ma vabbé. Abbiamo un sindaco di Milano che forse è un corrotto, ma di sicuro non conosce la legge.

A Roma, assistiamo senza parole al cupio dissolvi grillino. L’ultima è l’arresto del’ex capo di gabinetto del sindaco Raggi, Raffaele Marra. Dopo svariate dimissioni di assessori.

Ma dove stiamo finendo?

Poi mi sono venute in mente le parole che qui sotto ricopio. Sono state scritte nel 2009, sette anni fa. Io le trovo di una lucidità straordinaria.

“Lungo la storia, spesso si è ritenuto che la creazione di istituzioni fosse sufficiente a garantire all’umanità il soddisfacimento del diritto allo sviluppo. Purtroppo, si è riposta un’eccessiva fiducia in tali istituzioni, quasi che esse potessero conseguire l’obiettivo desiderato in maniera automatica. In realtà, le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti. Un tale sviluppo richiede, inoltre, una visione trascendente della persona, ha bisogno di Dio: senza di Lui lo sviluppo o viene negato o viene affidato unicamente alle mani dell’uomo, che cade nella presunzione dell’auto-salvezza e finisce per promuovere uno sviluppo disumanizzato”.

E’ un passaggio della Caritas in veritate. Le istituzioni, scrive Benedetto XVI, non salvano. E nemmeno le leggi, le regole, i sistemi, i governi. Bisogna farli, farli funzionare bene. Ma aspettarsi che la salvezza, la soluzione, il benessere venga da lì, è un’illusione tragica. Perché dentro le istituzioni e ad attuare le leggi  c’è un elemento che sfugge a ogni meccanicismo: l’uomo. Una creatura libera. Di fare il bene o il male. Un essere, l’uomo, ferito all’origine, naturalmente pendente verso il male. L’ottimismo sull’uomo è l’altra tragica illusione di questo tempo.

L’unica sua possibilità di fare il bene, per l’uomo, è riconoscere di non poter fare nulla da solo. Di non potersi dare da solo la salvezza.

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