Gen 11, 2012 - Politica    Commenti disabilitati su Non chiamateli regali

Non chiamateli regali

 Ci hanno rubato la parola regalo. Dono. Che è, per sua  natura, gratis. La storia del sottosegretario Malinconico, grigia nella sua piccolezza, ma pur sempre significativa, è l’ultimo episodio di una saga che, nell’ultimo anno, ci ha raccontato di favori e controfavori. Vacanze in hotel di lusso, jaguar, massaggi, orologi milionari, ristrutturazioni, cene pantagrueliche, appartamenti, affitti. Tutto regalato, tutto gratis, si è scritto. Come si trattasse di una grande compagnia di amici pronti a spendere caterve di soldi gli uni per gli altri. Solo che tra Anemone e Piscitelli, tra Balducci e Malinconico, non c’era amicizia. Interesse, piuttosto. Ti pago la vacanza, così mi aiuti nel mio affaruccio. Altro che gratis. Erano regali con il cartellino del prezzo.

Cioè: non erano regali. Perché la natura del regalo è la gratuità. Dare per dare, senza aspettarsi o  voler nulla in cambio. Se no, si chiama contratto, acquisto. Nel mondo della cricca, invece, si chiamavano regali quello che regali non erano: favori che esigevano più o meno implicitamente di essere ripagati...

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Gen 6, 2012 - Costume, Politica    Commenti disabilitati su Il sangue, una domanda e questo inizio

Il sangue, una domanda e questo inizio

Questa coda di Natale finisce così. Con una creatura di sei mesi uccisa. Per diecimila euro. Analisi sulla sicurezza, il calibro della pistola, se fossero tossicodipendenti o no, criminali abituali o occasionali, gli agenti che non ci sono, i soldi che mancano, la crisi, il degrado. Questa coda di Natale finisce con quel sangue innocente, senza ragione che tenga, sul marciapiede. E non c’è analisi, spiegazione, politica che regga.  Perché è un’ingiustizia non risarcibile, non comprensibile. Come tante cose nella vita.

Poi, certo, si cerca di capire, si deve. Si prova a indagare gli errori. A fare chiarezza. Per far sì che non succeda più. O meno. Ci sono colpe, reponsabilità. Sottovalutazioni, mancanze.

Resta però quella domanda. Perché lei stava lì, in braccio a suo papà, in quel momento lì? Perché il proiettile ha preso proprio la direzione della sua testa, probabilmente senza che il dito che ha premuto il grilletto mirasse a quella testa, forse per sbaglio, per un infenitesimale movimento del polso, dell'avambraccio? Perché era in braccio a suo papà e non in una carrozzina oppure sul petto di sua mamma o a casa, da una nonna, da una baby sitter, da qualcuno purché non lì, non in quel momento, non nella direzione di una mira occasionale, sbagliata, drogata, sbadata, criminale? Perché lei era lì, in quell'istante? Questo Natale finisce con questa domanda...

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Gen 3, 2012 - Politica    Commenti disabilitati su Morire di paura

Morire di paura

Morire di paura. Il rosario di suicidi conta, tra ieri e oggi, un imprenditore, un elettricista, il titolare di una concessionaria, un agricoltore, un pensionato. Morti, più che per povertà, per la paura. Di trovarsi in difficoltà per le tasse o un rimborso inatteso, di dover licenziare dopo anni che solo si assumeva e magari è il primo passo per chiudere, di veder finire il frutto di tanti sacrifici, di dover chiudere l’attività o essere costretti a cambiarla, di non avere i soldi per la spesa, il dentista, di mostrarsi perdenti con la moglie, coi figli, di essere perdenti, di non sapere come farcela fra una settimana, fra un mese. Morti per la paura – reale o immaginaria, razionale o patologica - di qualcosa che non è ancora accaduto. Ma potrebbe accadere. E sei così certo che finirà per accadere che è come fosse già accaduto. Morti di paura. E di speranza finita. Guardi la vita, il tuo lavoro, e sei sicuro che andrà nel peggiore dei modi. Il futuro è sentito così ostile, cupo, che ci finisci sotto ancora prima che arrivi. Questa è la tragedia di questi giorni. Non la povertà, ma l’assenza di speranza. Che porta alla paura. Quindi alla depressione. Parola usata perfino dagli economisti...

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Dic 27, 2011 - Costume    Commenti disabilitati su Il mio quartiere

Il mio quartiere

Il mio quartiere è fatto di bevitori, barboni e angeli. I primi sono in gran parte studenti. Ma nella categoria c’è gente di ogni età. La differenza, più che anagrafica, è tra chi beve per strada, svuotando pensieri sui marciapiedi e sotto finestre di chi cerca ragioni per arrabbiarsi, e chi, potendoselo permettere, lo fa al chiuso. Nei pub, nelle vinerie. Ci sono i bevitori tristi e quelli contenti. I solitari o gli amanti della compagnia. I giovani e quelli non più, i single o i fidanzati. Ma si somigliano. Di tutto il quartiere è la folla meno distinguibile.

Poi ci sono gli spacciatori. Certo che sono diversi. Ma i comitati li considerano una sottocategoria dei primi. Disturbatori della quiete. Si distinguono dagli altri perché ciondolano per la strada. A fianco del parco della Memoria, davanti al supermercato di via dei Sabelli. E naturalmente a piazza dell’Immacolata, la piazza centrale. Vendono la morte a saldo, venti euro, davanti alla vita in croce. Li riconosci perché di giorno sono gli unici a far niente, tra vecchiette che trascinano borse come macigni, mamme dai capelli arruffati e gli occhi pesti che sembrano rincorse da un boia...

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