Tagged with " cinema"
Feb 10, 2012 - Costume    Commenti disabilitati su Vincere è cambiare le cose

Vincere è cambiare le cose

 Quanti film abbiamo visto, specie americani, ambientati nel mondo dello sport? La gara come metafora della vita, affermazione di sé, rischio nel quale costruisci il tuo destino contro le condizioni, la natura, la società. Se vuoi, puoi. Se ti metti in gioco, se sudi e sputi sangue, puoi ottenere tutto. O quasi. Questo è il grande sogno americano raccontato nell’ultimo mezzo secolo.

 “L’arte di vincere”, sorprendente film di Bennett Miller, sua seconda opera dopo “Truman Capote – A sangue freddo”, ribalta questo modello. A chi mi ha chiesto come mi è sembrato, ho risposto che è il film dei riformisti. Che spiega cosa vuol dire riformismo.

E’ tratto da una storia vera. Quella di una squadra, gli Oakland Athletics, scalcagnata, a bassissimo budget, costretta a destreggiarsi come una Cenerentola tra principesse. Billy Beane (Brad Pitt), il general manager, è un atleta cui era stata pronosticata una carriera promettente, ma che, per limiti fisici e scarsa fiducia in sé, si è rivelato un giocatore mediocre...

[Continua a leggere...]

Feb 7, 2012 - Costume    Commenti disabilitati su Hugo e i meccanismi

Hugo e i meccanismi

Che cos’è una storia? E perché per l’uomo è così essenziale raccontare? “Hugo Cabret”, ultimo capolavoro di Martin Scorsese, è attraversato, secondo me, da queste due domande. E l’uso del 3D è tutto funzionale a svolgere questi grandiosi interrogativi. Evviva. Dopo centinaia di esperimenti inutili, Scorsese insegna, con questa pellicola, a cosa serva il 3D. Gli dà, per usare una chiave del film, uno scopo. Che è quello, cioè, di entrare fisicamente, con le tre dimensioni di cui siamo fatti, dentro una storia. Ma per farlo, bisogna che una storia ci sia. E che sia storia vera. Rotonda, piena.

“Hugo Cabret” è questo. Storia pura, racconto. E quindi omaggio alle arti che a questo sono votate: il cinema innanzitutto, ma anche la letteratura. Come a ricordare, in tempi afasici, dove tutti si è ripiegati su sensazioni sempre più indicibili, dove contano le opinioni e non i fatti, e anche il cinema si contorce attorno a emozioni solitarie, ignorando le storie, che la salvezza, invece, comincia da lì...

[Continua a leggere...]

Dic 17, 2011 - Costume    Commenti disabilitati su Clooney di fronte a potere e lealtà

Clooney di fronte a potere e lealtà

Ero indecisa se scrivere o no di questo film. Ma è quasi un obbligo, visto che è impastato di politica e giornalismo, oltre che amori e vicende che riguardano tutti. Intanto il bilancio: mi è piaciuto molto. Il primo merito di George (Clooney) - scusate se lo dico, adesso molti penseranno che io abbia in mente solo il lato estetico, ma non è così – è il cast. Strepitoso. Ryan Gosling, nei panni del rampante addetto stampa e ghost writer del candidato democratico alla presidenza che passa dall’entusiasmo al cinismo, dalla passione alla conoscenza dei compromessi, dagli ideali al disincanto, è meraviglioso. In tutti i sensi. Se l'idea di Clooney era passare il testimone, l'allievo supera il maestro. Non solo è bello. E vabbè. La natura. Il miracolo è la sua faccia. Il suo sguardo è sceneggiatura. Basta un’alzata di sopracciglia, la fronte corrugata, un lampo negli occhi accompagnato da un sorriso accennato, e la scrittura, la scena, è fatta. Del resto la sua gigantesca potenzialità espressiva si era già vista in Drive, dove a reggere il film era la sua faccia, nel silenzio e nel buio...

[Continua a leggere...]

Dic 4, 2011 - Costume    Commenti disabilitati su Il sogno di Woody (e nostro)

Il sogno di Woody (e nostro)

L’ultimo film di Woody Allen non mi era piaciuto per niente. Invece Midnight in Paris mi ha riconciliato del tutto con il caro Woody. Vi consiglio vivamente di andarlo a vedere. Lieve, sognante, divertente. Io sono morta dal ridere. E, incredibile ma vero, il Nostro si è preso una pausa dal solito pessimismo cosmico e intergalattico

Cos’è Midnight in Paris? La trama non ve la racconto. Vi dico, però, che è un regalo di Woody Allen a se stesso. Ed è il regalo che ciascuno di noi sogna di farsi. Se, per una notte, avessi la bacchetta magica e potessi incontrare i miei idoli, siano scrittori o pittori, registi o artisti, e magari farci una chiacchierata davanti a un bicchiere di vino, o ballarci un lento, diventare loro amico, per una notte, parlare con loro, passeggiare nelle loro vite, amicizie, amori, chi sceglierei? Il film è questo. Dà forma all'illusione che ciascuno di noi, almeno da bambino (ma io anche ora), ha fatto. La galleria dei personaggi che l’alter ego di Woody, lo scrittore Roy (Owen Wilson) incontra, in una Parigi di sogno, forse un po’ troppo da cartolina turistica,  è strepitosa: Hemingway, Louis Bonuel, Gaugein, Degas, Pablo Picasso, Gertrude Stein, Francis Scott Fitzgerald con signora (Zelda), e ovviamente Cole Porter (la colonna sonora di quasi tutti i suoi film)...

[Continua a leggere...]

Pagine:12»